Scommesse sportive sicure in Italia: la concessione ADM è il primo conto da pagare

Updated Ottobre 2026
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Un foglio di concessione in carta con un timbro rosso, appoggiato su una scrivania di legno accanto a una penna

Sotto il paragrafo che segue, la riga di aggiornamento.

Un operatore con concessione dichiara il proprio titolo nei termini del conto di gioco: Admiralbet scrive di essere concessionaria per il gioco a distanza in virtù della concessione n. 16048 rilasciata dall'ADM e di.

Dati aggiornati al Ottobre 30, 2026, con i titoli di concessione verificati sull’Elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza pubblicato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Prima di ogni quota, la protezione: cosa significa giocare d’azzardo con un tetto

Il modo in cui un operatore ti presenta l’iscrizione comincia con la parola «sicuro». Di solito la usa per

descrivere una connessione criptata, che è la cosa meno interessante della faccenda: nessuno perde denaro

perché qualcuno ha letto i suoi dati in transito. Il rischio vero sta altrove, e non è tecnologico, è

contrattuale. Su un sito scommesse sportive sicure, «sicuro» significa che una terza parte, che non

guadagna dalla tua giocata, ha messo per iscritto quanto puoi perdere prima di cominciare. È una frase

noiosa, ma è quella che separa due mondi.

La sicurezza, in questo settore, è una somma di vincoli che qualcun altro ti impone. Il conto di gioco

italiano è pieno di paletti: puoi essere obbligato a scegliere un tetto alla ricarica prima di poter

depositare; il monitoraggio dell’attività è affidato a un’autorità che risponde al Ministero

dell’Economia e non alla società che gestisce la piattaforma; se decidi di fermarti, l’ordine che dai viene

eseguito su tutti i concessionari insieme, non soltanto su quello dove hai il conto aperto. Nessuna di

queste cose nasce da una scelta commerciale del bookmaker. Nascono da un testo di legge, e il bookmaker le

subisce.

Un pallone da calcio appoggiato su una schedina bianca su un tavolo di legno, alla luce del giorno
L'autoesclusione può durare fino a 270 giorni a scelta del giocatore oppure essere a tempo indeterminato, con revoca possibile solo dopo almeno nove mesi.

Vale la pena fermarsi un momento su quanto questa rete protegga anche i numeri. Su un bookmaker senza

concessione, l’unica difesa contro un’addebito sbagliato è il servizio clienti di un’azienda che ha sede

altrove e risponde alle regole di un altro paese. Su un concessionario, quella stessa lite ha un domicilio

italiano. Non è una differenza di sfumatura: è la differenza tra poter reclamare e non poterlo fare.

Perché un limite scelto da te vale più di una promessa

Nella registrazione di un concessionario italiano c’è un passaggio che la maggior parte dei giocatori

attraversa distrattamente. Ti viene chiesto di fissare un tetto a quanto puoi caricare, spendere e stare in

piattaforma, su base giornaliera, settimanale o mensile. Admiralbet, nelle proprie condizioni, descrive

esattamente questo: un limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base giornaliera,

settimanale e mensile, con effetto immediato per un limite ridotto e sette giorni di attesa per uno

aumentato.

Un documento di identità appoggiato accanto a uno smartphone con un timer sullo schermo, su un tavolo da cucina
La richiesta di autoesclusione si fa dal portale ADM con SPID, oppure a uno dei concessionari presso cui si ha un conto aperto.

Quei sette giorni sono la parte interessante. Chi aumenta un limite lo fa di rado per lucidità, e quasi

sempre in un momento che lucido non è. Un tetto che si alza solo a una settimana di distanza è un tetto che

sopravvive all’impulso del martedì sera. Costa poco in partenza e molto meno di un conto svuotato.

Sul totale delle giocate, nessuna legge italiana fissa un tetto in euro alla singola scommessa sportiva.

Gli strumenti che mordono sono i tuoi, più il limite di deposito scelto in fase di apertura. È una

differenza importante quando leggi in giro che «il legislatore ha messo un tetto ai depositi»: quello che

esiste è un protocollo che l’autorità approva e il concessionario applica in base all’età e al

comportamento del giocatore, mentre la cifra precisa che l’Agenzia stabilisce nella gara di assegnazione

resta un dato che non è dato di conoscere.

Le regole di condotta, e quanto costano a chi le aggira

Il Decreto legislativo 25 marzo 2024, n. 41, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 78 del 3 aprile 2024,

ha riordinato il settore dei giochi pubblici a distanza. All’art. 15, comma 1 elenca il catalogo minimo di

tutele: limiti di tempo, di spesa e di perdita scelti dal giocatore; tetti sugli importi depositati in un

periodo definito, stabiliti dal concessionario in base all’età e al comportamento del giocatore secondo

protocolli approvati dall’autorità; messaggi automatici su durata e spesa; strumenti di autoesclusione, anche

per singola categoria di prodotto; un canale di contatto aperto almeno cinque giorni a settimana per otto

ore al giorno.

L’ultimo punto merita attenzione, perché nessuno lo pubblicizza. Un operatore italiano è tenuto a tenere

aperto un contatto per un minimo di ore settimanali. Il minimo legale non è generosità: è un obbligo, e

riguarda anche l’operatore che preferiresti non chiamare mai.

All’art. 15, comma 2 il decreto aggiunge un dovere che si vede poco e si paga molto: ogni concessionario

spende lo 0,2 % dei propri ricavi netti, fino a un massimo di 1.000.000 € l’anno, in campagne di

informazione o comunicazione responsabile su temi fissati da una commissione governativa. È una cifra che

esce dal conto dell’operatore, non dal tuo. Ma dice qualcosa su come l’autorità consideri la materia: un

settore può spendere in pubblicità solo entro i limiti del decreto, e deve spendere per forza in

prevenzione.

Autoesclusione: cosa ferma davvero, e cosa non ferma

Il RUA e i tre modi di uscirne

Il meccanismo centrale della tutela italiana ha un nome che vale la pena imparare: RUA, il Registro Unico

degli Autoesclusi, istituito nel 2018. È il registro che il concessionario consulta prima di aprirti un

conto e durante la vita del rapporto. Non è una lista di clienti scomodi tenuta da un’azienda: è un

registro pubblico di persone che hanno chiesto di non poter più giocare.

Iscrizione significa blocco di tutti i concessionari che hanno l’autorizzazione per il gioco a distanza,

non solo quello dove hai premuto il pulsante. Le condizioni di Admiralbet lo scrivono in modo esplicito:

durante l’autoesclusione registrata nel RUA non si possono fare depositi, giocate o aprire conti presso

alcun operatore con concessione ADM, mentre si può prelevare il saldo prelevabile. Quella seconda metà è la

parte che i giocatori scoprono tardi e apprezzano subito: il denaro che hai dentro non resta ostaggio.

Quanto dura la scelta? Fino a 270 giorni, con la durata decisa dal giocatore, oppure a tempo indeterminato,

con revoca possibile solo dopo almeno nove mesi. L’autoesclusione a tempo determinato non può essere

revocata prima della scadenza. Nove mesi sono un tempo lungo per chi cambia idea in fretta, ed è

esattamente il punto: un tetto che si può togliere quando serve non è un tetto.

La richiesta si presenta da due porte. La prima è il portale dell’Agenzia, con SPID. La seconda è uno dei

concessionari presso cui hai già un conto aperto. Nessuna delle due richiede di spiegare a nessuno il

motivo, e la scelta non è reversibile a piacere.

Esiste anche una forma più mirata, e qui le differenze contano. L’autoesclusione può essere trasversale, con

effetto su tutti i concessionari e blocco di nuovi conti; su un singolo concessionario; oppure su una

singola categoria di gioco, per esempio le scommesse a quota fissa. Per chi ha un problema con le slot

ma non con una multipla del sabato, la terza opzione è la più intelligente che il sistema offra.

Quanto costa il telefono che nessuno chiama

Il numero verde nazionale 800 558822 offre sostegno gratuito e anonimo a chi ha problemi con il gioco, e

bet365 lo indica ai residenti in Italia tra i propri strumenti di gioco responsabile, accanto a periodi di

pausa, limiti di versamento, avvisi sull’attività di gioco e autoesclusione. Anonimo è la parola che pesa:

nessuna richiesta di identificazione, nessun conto da aprire, nessun nome da lasciare.

Il costo di questa rete ricade su chi non la usa. Un concessionario italiano versa una quota dei propri

ricavi in prevenzione, e quella quota è incorporata nel prezzo che paghi su ogni quota, come tutto il

resto. La differenza è che qui il denaro torna sotto forma di strumenti che puoi azionare in un pomeriggio.

La verifica dell’identità, e i trenta giorni che nessuno legge

Un conto di gioco richiede l’identificazione piena. Le strade sono due: il modulo tradizionale con copia di

un documento, oppure l’identità digitale. BetFlag, per esempio, rimanda alle procedure di identificazione

con SPID e con CIE accanto alla registrazione classica, e ricorda che il gioco è vietato ai minori di 18

anni. Admiralbet accetta fronte e retro di un documento valido in formato .pdf, .jpg o .png, oppure SPID di

livello 2, che richiede un codice temporaneo e importa i dati automaticamente.

Fra le due strade c’è un divario che si scopre solo al momento del prelievo. Senza SPID il conto va

validato entro trenta giorni da come gli operatori descrivono la procedura, altrimenti viene sospeso e i

prelievi restano bloccati. Il deposito, invece, non è bloccato. Il che significa che la procedura più

lenta è anche quella che ti lascia caricare denaro in un conto da cui non puoi ancora ritirarlo. Non è una

trappola: è una scadenza. Ma è una scadenza che costa.

Il principio sta all’art. 3, comma 1, lett. a) del D.Lgs. 41/2024, che nomina la tutela dei minori di età

fra i principi del settore, e le condizioni di concessione includono l’esclusione dei minori dal gioco. Su

questo punto la legge italiana è esplicita e non lascia margini: sotto i 18 anni non si gioca, e il

concessionario deve poterlo dimostrare.

La schedina che sembra sicura: cosa paga davvero, quota per quota

La parola «sicuro» applicata a un pronostico è il più grande malinteso di questo mercato. Nessun mercato

regolamentato contiene una giocata senza rischio, e non per sfortuna: se esistesse, chi la conosce la

giocherebbe da solo invece di venderla. La quota che vedi è un prezzo, non una probabilità garantita, e la

differenza tra i due è esattamente quello che il bookmaker trattiene.

Quella differenza ha un nome tecnico, margine del bookmaker, e un nome simmetrico dal lato del giocatore:

payout. Sono la stessa cosa vista da due lati. Il payout di un mercato è uno diviso la somma degli inversi

di tutte le quote del mercato; il margine è cento per cento meno quella cifra. Con due quotazioni da 1,90 e

1,90, la somma degli inversi è 0,5263 più 0,5263, cioè 1,0526: il payout è il 95 %, il margine il 5 %. Su

queste due quote, ogni 100 € giocati il mercato ne restituisce 95 in media, e i 5 € sono il costo di

ingresso, indipendente da chi vince.

Vale la pena dire cosa significa questo sui mercati che scegli davvero. Il 5 % è il margine di

un’apertura a due esiti, che è la configurazione più economica che una schedina sportiva possa avere. Un

1X2 con tre esiti quasi mai arriva a quel livello, e un mercato costruito su un evento che l’operatore

considera difficile da prezzare lo supera. Il costo reale di una giocata non è quindi un numero solo del

bookmaker: è la somma del margine del mercato più la differenza tra il prezzo che l’operatore ti dà e

quello che il mercato considera giusto. Il primo lo paghi una volta, il secondo lo paghi ogni volta che la

tua lettura dell’evento è meno accurata di quella di chi prezza.

Il conto di una settimana qualunque

Prendiamo una situazione che non ha niente di eccezionale e serviamocene come metro. Un giocatore sceglie

in registrazione un limite settimanale di 100 €, e quella settimana gioca quei 100 € una volta sola su un

mercato a due esiti, quotato 1,90 su un lato e 1,90 sull’altro. L’esempio non cita un prezzo reale di

nessun operatore: serve solo a far vedere dove finisce il denaro.

La spesa attesa è il prodotto del turnover per il margine del mercato, e il turnover qui è 100 €. Con un

margine del 5 %, il costo medio di quella settimana è di circa 5 €. Teniamo la cifra come banda, perché il

risultato vero dipende dal mercato: su un’apertura più economica si scende verso i 3 €, su un 1X2 con tre

esiti e un margine tipicamente più alto si sale verso i 7-8 €. Cento euro di giocate non sono cento euro

di costo, ma non sono nemmeno gratis.

Lo stesso conto si legge anche dall’altro capo. Se una settimana di gioco a 100 € costa in media 5 € in

margine, allora il tetto settimanale scelto in registrazione non è una formalità: è il moltiplicatore di

quel costo. Alzarlo raddoppia la cifra attesa, e attenzione, questo non dice niente su quanto vincerai,

perché è una media su molte giocate e non una previsione sulla tua. Dice soltanto quale è il prezzo del

biglietto.

Per chi gioca una multipla il meccanismo si comporta in modo meno intuitivo di quanto sembri. Le quote

delle singole partite si moltiplicano in un prezzo solo, il che rende la vincita potenziale più vistosa, ma

i margini delle singole partite restano dentro il prezzo finale una volta ciascuno, e si compongono. Una

multipla a tre gambe non triplica il margine: lo combina, e la vincita che vedi non è più probabile perché

è più grande.

Come si riconosce un bookmaker con concessione, e cosa costa quello che non ce l’ha

Cosa significa avere un numero nel titolo

In Italia il gioco a distanza con vincite in denaro può essere offerto solo da chi ha una concessione

dell’autorità. Non è un’autorizzazione generica, non è un bollino di qualità, e non esiste nessun percorso

alternativo. L’art. 6, comma 1 del D.Lgs. 25 marzo 2024, n. 41 elenca i giochi che si possono offrire a

distanza con una concessione: scommesse a quota fissa e a totalizzatore su eventi sportivi, compresi quelli

simulati, e su corse di cavalli; totalizzatori sportivi e ippici; giochi di ippica nazionale; giochi di

abilità, carte e giochi di sorte a quota fissa; scommesse a quota fissa con interazione diretta fra i

giocatori, cioè il betting exchange; e bingo. Le concessioni si assegnano con gara pubblica, durano al

massimo nove anni e non si rinnovano automaticamente. La gara di settembre 2025 ha assegnato

cinquantadue concessioni a quarantasei società su novantatré domande, a circa 7 milioni di euro ciascuna

per nove anni, e il nuovo regime è partito il 13 novembre 2025.

Il punto che quasi tutte le guide sbagliano è che la concessione è legata al sito, non alla società. La

stessa azienda può gestirne più di una: Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale compare su Eurobet, Bwin e

Gioco Digitale. Se una società ha una concessione, questo non significa automaticamente che ogni dominio

che porta quel marchio ne abbia una.

L’Elenco, il test dei cinquantadue nomi, e il difetto che nessuno segnala

L’autorità pubblica l’«Elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza». È l’unico test di chi ha

la concessione, e come ogni fonte pubblica ha un difetto da conoscere. La lista che si consulta a

Ottobre 30, 2026 contiene cinquantadue righe, con codici da 16000 a 16051, e ogni riga è legata a un solo

sito .it. Un controllo che richiede tre minuti e restituisce una risposta binaria.

Quello che la lista non fa è dire quali giochi si possano offrire su quel sito. Non esiste una colonna

per il gioco offerto, e un concessionario può avere il diritto di offrire scommesse sportive, poker e

giochi di abilità, giochi di tipo casinò, scommesse con interazione diretta e bingo in qualunque

combinazione. Un nome nell’Elenco, da solo, non dimostra che quel sito abbia un’offerta di scommesse

sportive. Quella la dimostra una cosa sola: il sito e l’app dell’operatore, guardati direttamente. È il

buco che fa sbagliare più valutazioni di qualunque altra cosa, perché trasforma un dato vero (una

concessione esiste) in una conclusione falsa (quindi lì si può giocare al calcio).

E non vale la regola opposta. Quello che si trova in una classifica non è una concessione. La presenza in

un confronto, in un banner o in una lista di consigliati non aggiunge nulla al fascicolo, e un sito che

offre gioco in Italia senza concessione non è un sito con meno controlli: è un sito non autorizzato a

esistere.

C’è anche una questione di date che conviene tenere a mente. Gli elenchi cambiano. Quello letto a

Ottobre 30, 2026 è un’istantanea, e i titoli si spostano. Un elenco di un anno fa non è una prova su

un’operazione di oggi.

Un titolo dichiarato nei Termini, che è la seconda prova

Ogni concessionario è tenuto a dichiarare il proprio titolo nei termini del conto di gioco. Admiralbet, per

esempio, scrive di essere concessionaria per il gioco a distanza in virtù della concessione n. 16048

rilasciata dall’ADM e di fornire il servizio tramite il proprio sito .it. Non è una formalità burocratica:

è la dichiarazione che rende verificabile il resto. Un numero di concessione si può confrontare con

l’Elenco ufficiale; una promessa generica su «un’azienda leader del settore» non si può confrontare con

niente.

C’è una trappola pratica, e riguarda i motori di ricerca. L’URL di un operatore non-concessionario non

finisce nel nulla. Viene reindirizzato a una pagina di avviso, e il numero dei domini oscurati cresce a

ondate: un’ordinanza del 2025 ha portato il totale a 11.481 domini, e gli aggiornamenti del 2026 aggiungono

decine o centinaia di nomi ogni volta. Il fatto che quei siti spariscano e ricompaiano con indirizzi nuovi

in poche ore è una caratteristica del sistema, non un ostacolo insormontabile. Chi cerca «scommesse

sicure» e trova al primo posto una piattaforma che promette molto e chiede poco sta guardando esattamente

questo fenomeno.

Il foglio con il timbro: giurisdizione, sanzioni e il conto che presenta il conto

Chi risponde, e a chi

Sul timbro c’è un’autorità. L’ADM, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che molti conoscono ancora come

AAMS, è quella che rilascia le concessioni, approva i palinsesti e pubblica gli elenchi. Quando parli di

«bookmaker AAMS sicuri» o di «bookmaker non AAMS», stai discutendo esattamente di questo: non di un

marchio di qualità, ma dell’esistenza di un’autorità italiana con giurisdizione sul rapporto.

Alle spalle dell’ADM c’è il decreto. L’art. 2, lett. s) definisce il palinsesto come il programma di eventi

e tipi di giocata preparato dal concessionario e approvato dall’autorità, e una giocata può essere presa

solo su eventi presenti nel palinsesto approvato. L’elenco si aggiorna evento per evento: a settembre 2026

l’autorità ha autorizzato la Setka Cup, con un operatore come primo partner, secondo quanto riporta la

stampa di settore. Non è un mercato che si espande da sé: ogni aggiunta è un’autorizzazione.

Il modo in cui l’ordinamento protegge anche chi non gioca

Il decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87 vieta qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a

giochi e scommesse con vincite in denaro, su qualunque mezzo: manifestazioni sportive, trasmissioni

televisive, stampa e internet compresi. L’AGCOM vigila, con una sanzione pari al 20 % del valore della

pubblicità e comunque non inferiore a 50.000 € per violazione. Nel 2025 l’Autorità non ha registrato

sanzioni per violazioni del divieto, e il TAR Lazio, con ordinanza n. 15037 del 29 luglio 2025, ha

rimesso alla Corte costituzionale la questione del minimo fisso di 50.000 €; due rinvii alla Corte di

giustizia dell’Unione europea restano pendenti, uno sulla responsabilità delle piattaforme e uno sulla

notifica del divieto. Una proposta di modifica presentata in Parlamento per togliere il divieto alla

pubblicità indiretta, per esempio sulle sponsorizzazioni, non risulta approvata, e a Ottobre 30, 2026 il

divieto è in vigore.

C’è un effetto collaterale di questa norma che vale più della norma stessa. Il divieto colpisce la

pubblicità, non l’esistenza dei bonus. Il risultato è un mercato dove il bonus esiste ma non si può

reclamizzare, e quindi non lo trovi in televisione: lo trovi nei termini dell’operatore, in una pagina che

devi leggere. È un piccolo paradosso che ti conviene sfruttare, perché una condizione scritta a

caratteri piccoli è sempre più onesta di uno spot.

La tassa la paga il bookmaker, ma la paghi nel prezzo

E qui arriviamo al conto che nessuno presenta come tale. Sulle scommesse sportive a quota fissa l’operatore

versa l’imposta unica: 24,5 % se la raccolta avviene a distanza e 20,5 % se avviene sulla rete fisica,

calcolata sulla differenza tra le somme giocate e le vincite pagate. Le stesse aliquote valgono per le

scommesse ippiche a quota fissa, mentre sulle giocate su eventi simulati l’imposta è pari al 24,5 %

dell’ammontare raccolto al netto delle vincite restituite. Una proposta contenuta nel cosiddetto «Decreto

Sport» per portare le aliquote al 21 % e al 25 % non è entrata in vigore.

Questa imposta è pagata dall’operatore, non da te, ed è un dato che cambia la lettura di tutto il resto. La

quota che vedi è già al netto: nessuno ti trattiene una percentuale sul prelievo per il fisco italiano, e

il denaro che prelevi è la somma che hai vinto. Per le vincite pagate da un concessionario italiano non

c’è quindi nulla da dichiarare, perché il prelievo è a monte. Su questo, e su ogni altra questione

personale, vale la regola di sempre: consultare un commercialista.

Dove il conto si presenta è sul lato dell’operatore. Un’imposta del 24,5 % sulla differenza tra raccolta e

vincite non è un dettaglio del bilancio altrui: è il motivo per cui il margine di un bookmaker italiano

non può essere lo stesso di un marchio che opera da un’altra giurisdizione. Non stiamo dicendo che

l’imposta diventi il tuo costo, perché non è così. Diciamo che è uno dei numeri che spiegano come mai

certe quote che trovi nei comparatori internazionali non esistono su un sito italiano.

Chi gioca su un sito senza concessione gioca su una regola straniera

Su un sito senza concessione non esiste nessuno dei presidi descritti fin qui: niente iscrizione al RUA,

nessuna vigilanza dell’ADM, nessuno strumento obbligatorio di limite, nessun domicilio italiano per un

reclamo. E la lista delle scommesse inibite ha un senso preciso, perché è l’unico modo a disposizione dello

Stato per rendere difficile l’accesso.

La parte che quasi nessuno ripete abbastanza è che il rischio, in Italia, non è solo economico. Secondo

quanto scrive l’ADM in un proprio comunicato del 28 febbraio 2024, la Legge 401 del 1989 prevede l’arresto

fino a tre mesi e un’ammenda per chi pubblicizza in Italia giochi, scommesse e lotterie accettate

all’estero; e anche il partecipante a scommesse organizzate da operatori non concessionari è sanzionato con

ammenda e arresto fino a tre mesi. L’importo in euro dell’ammenda non è dato di sapere. Quel che è chiaro è

la direzione della norma: la giurisdizione non è una formalità, è il motivo per cui la legge italiana

considera reato la partecipazione.

Il che porta a una stranezza su cui vale la pena fermarsi. Chi cerca «come fare soldi sicuri con le

scommesse» arriva quasi sempre su un dominio che non ha nessun rapporto con l’Italia, e lo fa per

guadagnare qualcosa in più. Quell’extra è, in parte, la differenza tra un’offerta con una concessione e una

senza, e una parte di quel differenziale viene da tasse e tutele che altrove non ci sono. Il guadagno

marginale ha un prezzo marginale, e comprende il rischio di un procedimento.

Le vincite fuori dai confini, e il fisco che ti chiede il conto

Questo punto è separato dal precedente e non va confuso con esso, perché riguarda anche chi ha giocato in

buona fede senza sapere cosa stava scegliendo. Le vincite pagate da un concessionario italiano non

rientrano nel tuo reddito. Le altre seguono una strada diversa.

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 141/E del 30 dicembre 2010, tratta le vincite da gioco

online come «redditi diversi» ai sensi dell’art. 67, comma 1, lett. d) del TUIR, e la lettura vale anche

per i siti registrati o ospitati all’estero; la tassazione segue l’art. 69 del TUIR, sull’intero importo

ricevuto e senza detrazioni, e in pratica la somma va dichiarata nel Modello Redditi PF o nel 730,

probabilmente senza ritenuta alla fonte. Quale aliquota IRPEF si applichi non è noto: le vincite

andrebbero dichiarate come redditi diversi secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate, e questo

non è consulenza fiscale. Prima di aprire un conto fuori dall’Italia, quella riga del modello unico è un

costo che va messo nel conto.

Valuazione e criteri: come si confrontano dieci offerte senza comprare la classifica

I criteri, nell’ordine in cui contano per il costo

Una classifica di scommesse si legge meglio quando i criteri sono dichiarati prima dei nomi. Ecco i tre

che decidono quasi tutto, in ordine di quanto pesano sul portafoglio.

Il primo è la titolarità. Un operatore senza concessione non è un’opzione peggiore: è un’opzione fuori dal

campo. Il secondo è la struttura dell’offerta, cioè quante cose diverse puoi farci e quanto costa

trovarle. Il terzo è la funzione di un tetto: quanto velocemente puoi fermarti. Un bookmaker che ti dà

tutto tranne la possibilità di limitarti non è un bookmaker completo, è un bookmaker che ha scelto per te.

Poi c’è la riga che nessun comparatore mette in cima perché non si vende: quanto costa davvero giocare su

quella piattaforma. Non il bonus, non la quota più alta sull’evento di cartello, ma la somma di margine e

attrito. Un sito con quote leggermente più basse e una piattaforma che funziona ti costa meno di un sito

con la quota del titolo in prima pagina e un’app che si pianta alla conferma della giocata.

La chiave del titolo dichiarato, brand per brand

La tavola che segue riporta per ogni operatore il numero di concessione e la società concessionaria come

risultano dai titoli dichiarati nei suoi termini, insieme a quello che i suoi termini dicono sulla

materia.

Operatore Concessione ADM e concessionario Cosa dichiarano i suoi termini sulla materia
Planetwin365 n. 16007 — Pwo S.p.a. App con copertura dei principali campionati di calcio e oltre 20 sport, inclusi risultati in diretta
Eurobet n. 16012 — Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale Palinsesto vasto: calcio, tennis, basket, motori, ciclismo, eventi di spettacolo e politica
BetFlag n. 16008 — Betflag S.p.a. Registrazione anche con SPID e CIE, gioco vietato ai minori di 18 anni
NetWin n. 16035 — Netwin Italia S.p.a. Bonus di benvenuto sport pari al 100 % del primo deposito fino a 50 €, deposito minimo 20 €, conto verificato
William Hill n. 16044 — William Hill Malta Plc Bonus sport non subito prelevabili, da giocare secondo il requisito di giocata; tetto di 100 € di bonus utilizzabile per scommessa
StarCasinò n. 16026 — Azzurri Limited Scommesse su eventi sportivi italiani e internazionali, slot e Live Casinò
Goldbet n. 16009 — Goldbet Better Organization Italy S.p.a. (GBO Italy) Schedine Live, Pre-match, Singole, Multiple e Sistemi su tutti i campionati di calcio e altri sport
Betsson n. 16027 — Azzurri Limited Scommesse pre-match e live su migliaia di eventi con mercati 1X2, Under/Over, marcatori e combo
SNAI n. 16032 — Snaitech Spa Scommesse singole, multiple e sistemi, mercati su risultato esatto, goal, cartellini, rigori e funzione Cash Out
Lottomatica n. 16010 — Goldbet Better Organization Italy S.p.a. (GBO Italy) App con copertura di campionati calcio, Champions League, Premier League, F1, MotoGP e streaming live

La colonna dei titoli è, in un certo senso, la più interessante delle tre, e vale la pena leggerla con

attenzione. BetFlag apre anche con SPID e CIE, una strada che vale per chi non vuole caricare documenti.

William Hill fissa un tetto di 100 € di bonus utilizzabile su ogni scommessa e precisa che i bonus non sono

subito prelevabili ma vanno giocati secondo il requisito di giocata previsto dalle normative ADM: è la

differenza tra un credito e un premio in denaro, e la sente chi prova a prelevare dopo la prima giocata.

NetWin parla di un bonus reale pari al 100 % del primo deposito fino a 50 €, riservato ai nuovi giocatori

con conto verificato e con un deposito minimo di 20 €: il tetto basso e la soglia bassa si compensano, ma

la verifica del conto è il passaggio che decide se il bonus arriva.

Sul resto la colonna mostra un vuoto che è più onesto di un’ipotesi. Diverse righe non dichiarano nulla

sulla materia nei propri termini, e questo non significa che quei siti non offrano scommesse sportive:

significa che la materia non è trattata là dove sarebbe più facile trovarla. Chi ha bisogno di saperlo ha

una strada sola, e costa un minuto: leggere i termini dell’operatore prima di registrarsi, nella pagina

che l’operatore tiene aggiornata.

Un’ultima cosa che la tavola rende visibile e che nessun articolo di comparazione dice mai: Goldbet e

Lottomatica sono due righe separate con due titoli separati e due siti separati, ma la società

concessionaria è la stessa, Goldbet Better Organization Italy S.p.a. Avere due conti su due piattaforme

dello stesso gruppo non è la stessa cosa che averli su due gruppi diversi, e vale anche per il limite di

deposito che scegli.

I dieci concessionari, uno per uno

Planetwin365: un tetto al bonus che non è un tetto alle perdite

Planetwin365 è la prima riga della tavola e la seconda in ordine di numero di concessione: titolo n. 16007

intestato a Pwo S.p.a., sito .it proprio. Il nome è nel registro, il fatto è verificato, e da lì in avanti

le cose da dire sono quelle che l’operatore mostra nei propri materiali.

La sua app copre i principali campionati di calcio nazionali ed europei — Serie A, Serie B, Coppa Italia,

Serie C, Premier League, Bundesliga, La Liga — e competizioni come la Champions League, l’Europa League e

la Conference League, oltre a più di venti tipologie di sport con risultati in diretta. È una copertura

ampia: chi gioca su calcio e su qualche sport minore trova il prezzo senza cambiare piattaforma, e i

risultati in diretta servono chi segue le partite mentre gioca.

Sul lato dei costi, la copertura ampia non è neutrale. Più sport significa più mercati, e ogni mercato ha

un suo margine: i più profondi sono economici, quelli su eventi di nicchia no. Se il tuo gioco abituale è

la Serie A, un palinsesto enorme è una comodità che paghi poco; se invece giri tra venti sport, la comodità

è reale e la differenza di prezzo tra un mercato principale e uno secondario la scopri giocando.

Verdetto: conviene a chi vuole un solo posto per molti sport e legge le quote prima di scegliere, non

dopo.

Eurobet: copertura estrema e un catalogo che va oltre lo sport

Eurobet opera con la concessione n. 16012, intestata a Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale, su un sito .it

proprio. Sappiamo anche che la stessa società compare nel titolo di altre piattaforme, cosa che in un

Elenco costruito sito per sito è normale: si confrontano domini, non gruppi.

Il palinsesto dell’app Eurobet Sport è il più curioso dei dieci: va da calcio, tennis e basket a Formula

1, MotoGP, baseball, volley, ciclismo, rugby, golf e scacchi, fino a eventi di spettacolo e di politica.

Non è una trovata di marketing, è una scelta di prodotto, e ha una conseguenza precisa sul costo. I

mercati di nicchia sono quelli dove il margine tende a essere più alto, perché un operatore sostiene costi

di prezzatura su eventi che muovono poco. Chi scommette sull’elezione o sul festival non paga lo stesso

prezzo di chi scommette sul derby.

Verdetto: è la piattaforma per chi cerca l’evento che gli altri non prezzano; chi resta sul calcio

italiano troverà altrove condizioni migliori sul mercato principale.

BetFlag: identità digitale e il vantaggio dei passaggi saltati

BetFlag ha il titolo n. 16008, intestato a Betflag S.p.a., con sito .it proprio. È l’operatore che

compare nella tavola per una ragione sola, e non sportiva: rimanda alle procedure di identificazione con

SPID e con CIE accanto alla registrazione classica, oltre a ricordare che il gioco è vietato ai minori di

18 anni.

Sembra un dettaglio amministrativo, e invece è un fatto di costo. Chi apre con SPID non ha il problema dei

trenta giorni di validazione, non deve caricare documenti e non rischia un conto sospeso con i prelievi

bloccati. Il vantaggio non si vede nella quota: si vede la prima volta che chiedi un prelievo, ed è la

differenza tra una procedura che finisce in dieci minuti e una che richiede una settimana di pazienza e un

supporto clienti.

Verdetto: per chi ha già SPID o CIE e non vuole caricare documenti, è il punto di partenza più rapido;

per gli altri, la registrazione classica resta una strada percorribile entro i termini.

NetWin: il bonus piccolo, con una verifica che non è un dettaglio

NetWin opera con il titolo n. 16035, intestato a Netwin Italia S.p.a. La sua offerta sport è dichiarata

come bonus reale pari al 100 % del primo deposito fino a 50 €, riservata ai nuovi giocatori con conto

verificato, con deposito minimo di 20 €.

Il tetto di 50 € è basso, e vale la pena dirlo senza girarci intorno: su questo mercato una promozione di

quella taglia è modesta. Ma la vera condizione non è il numero, è la parola «verificato». Il bonus arriva

sui conti che hanno completato il riconoscimento, e quel passaggio dipende dall’identificazione, non dal

deposito. Un giocatore che conta su un accredito immediato e non ha completato la verifica non è un

giocatore a cui è stato negato qualcosa: è un giocatore che non ha finito la procedura.

Verdetto: la taglia è quella che è, ma il deposito minimo di 20 € la rende accessibile; è un’offerta

per chi vuole provare la piattaforma con poco, non per chi cambia operatore per il bonus.

William Hill: il bonus che non è ancora denaro

William Hill è l’unico operatore della tavola con una riga confirmed sul tema, e la sostanza è questa:

concessione n. 16044, intestata a William Hill Malta Plc. Il Benvenuto Sport accredita subito un bonus

sport da 10 € a chi si registra con SPID, mentre con la registrazione manuale è previsto un bonus di

verifica da 5 € dopo l’invio dei documenti entro 96 ore.

La seconda metà è quella che conta. I bonus non sono subito prelevabili: vanno giocati secondo il

requisito di giocata previsto dalle normative ADM, e il tetto di 100 € di bonus utilizzabile su ogni

scommessa circoscrive il campo entro cui quel requisito va soddisfatto. In altre parole, un bonus non è

denaro: è credito con un regolamento, e finché il requisito non è soddisfatto vive su un binario separato

dal saldo prelevabile.

Verdetto: la differenza tra i 10 € con SPID e i 5 € con registrazione manuale è la cosa più utile che

questo operatore comunichi, perché quantifica il valore del tempo risparmiato dalla procedura digitale.

StarCasinò: il titolo c’è, il dettaglio sportivo no

StarCasinò opera con il titolo n. 16026, intestato a Azzurri Limited, su sito .it proprio. La stessa

società compare anche nel titolo di un altro operatore della tavola, il che rende l’elenco per sito una

faccenda più interessante di quanto sembri: due marchi diversi, una sola struttura alle spalle.

La sua app permette di scommettere sui principali eventi sportivi italiani e internazionali con varie

tipologie di scommessa, accanto alle slot e al Live Casinò. È una descrizione onesta di quello che il

prodotto è: il casinò viene prima, lo sport è il secondo banco. Chi cerca profondità su un mercato di

nicchia lo troverà probabilmente altrove.

Per chi ha un rapporto con il gioco che comprende le slot, però, questa configurazione non è un difetto.

Avere sport e casinò sullo stesso conto significa un solo limite di deposito, un solo accesso e nessuna

tentazione di aprire un secondo conto quando il primo non rende. Il costo di questa comodità è la

profondità dell’offerta sportiva.

Verdetto: per chi vuole casinò e scommesse sotto lo stesso tetto, la struttura è comoda; chi cerca il

palinsesto più profondo la trova nei confronti fatti altrove in questa pagina.

Goldbet: schedine di ogni tipo, e il limite che vale doppio

Goldbet ha il titolo n. 16009, intestato a Goldbet Better Organization Italy S.p.a. La sua app permette di

giocare schedine Live, Pre-match, Singole, Multiple e Sistemi su tutti i campionati di calcio e su altri

sport, e chi scarica l’app e si registra può ricevere il bonus di benvenuto.

La parola da guardare in quella frase è «Sistemi». Una schedina a sistema non è una multipla più complicata:

è un prodotto che moltiplica il numero di combinazioni giocate e quindi il turnover che ogni combinazione

genera. Chi passa dalla singola al sistema vede salire la spesa per la stessa partita, con lo stesso

margine applicato a ogni combinazione. È l’unico punto in cui la varietà di formati diventa una voce di

costo, e vale la pena saperlo prima di compilare, non dopo.

C’è poi un fatto societario che emerge dalla tavola e non dai materiali dell’operatore: la stessa

concessionaria gestisce anche Lottomatica. Due conti su due marchi dello stesso gruppo non sono due conti

su due gruppi, e questo ha un effetto preciso sul modo in cui si somma il rischio.

Verdetto: il sistema è il formato giusto per chi vuole copertura su una partita; per chi insegue il

colpo grosso, è il formato che fa lavorare il margine più volte.

Betsson: la profondità dei mercati come proposta, non lo sconto

Betsson opera con la concessione n. 16027, intestata a Azzurri Limited. La sua app offre scommesse

pre-match e live su migliaia di eventi, con mercati come 1X2, Under/Over, Goal/NoGoal, marcatori e combo.

Quella lista è il suo argomento. La profondità di un mercato si misura in quanti modi diversi puoi

esprimere la stessa opinione, e con i mercati sui marcatori e le combo il numero di combinazioni cresce

in fretta. Non è un’offerta di sconto: è un’offerta di scelta, e chi sa usarla trova il prezzo che gli

serve. Chi non la usa paga la stessa quota del mercato principale come su qualunque altro operatore, e i

mercati accessori restano lì senza fare danno.

La combinazione di pre-match e live sullo stesso evento è la parte più utile per chi gioca seguendo la

partita: entrare dopo il fischio d’inizio su un mercato che si è mosso è una decisione che richiede una

piattaforma stabile, non un’opinione sul risultato.

Verdetto: per chi vuole costruire la giocata su misura, l’ampiezza dei mercati è il vero prodotto; per

chi cerca un prezzo aggressivo sull’1X2, non è quello che questo operatore vende.

SNAI: il cash out, la funzione che ha un prezzo incorporato

SNAI ha la concessione n. 16032, intestata a Snaitech Spa. La sua app offre scommesse singole, multiple e

sistemi, con mercati sul risultato esatto, sul numero di goal, sui tiri in porta, sui cartellini e sui

rigori, e la funzione Cash Out per chiudere le schedine prima della fine dell’evento.

Il Cash Out merita due righe in più, perché è la funzione che più si presta a un equivoco. Chiudere una

giocata in anticipo non cancella il margine: lo applica di nuovo. Il prezzo di uscita lo fissa l’operatore,

e comprende il proprio margine come lo comprende la quota di apertura. Una chiusura anticipata è quindi

una seconda transazione, non un annullamento, e chi la usa per «mettere al sicuro» una vincita sta

pagando una seconda volta per la stessa opinione.

Per il resto, il catalogo dei mercati dettagliati — risultato esatto, cartellini, rigori — è quello di un

operatore che punta sulla profondità su singola partita più che sull’ampiezza degli sport.

Verdetto: il Cash Out è la funzione da capire prima di usarla, non durante; chi non ha un’idea chiara

del prezzo di uscita farà meglio a non premerlo.

Lottomatica: streaming in diretta e la quota che non dice tutto

Lottomatica opera con la concessione n. 16010, intestata a Goldbet Better Organization Italy S.p.a. La sua

app copre Serie A, Serie B, Champions League, Premier League, F1, MotoGP e altri eventi, con quote e

risultati in tempo reale e streaming per scommettere live seguendo la partita in diretta.

Lo streaming è la cosa più vicina che un operatore offra a un vantaggio sul campo, e non perché faccia

vincere: perché ti permette di vedere quello che stai prezzando. Chi guarda la partita mentre gioca vede

il ritmo prima che la quota si muova. È una comodità vera, e ha un costo indiretto: la funzione invita a

giocare live, e il live è la modalità in cui è più facile reagire all’impulso invece che a un’analisi.

La concentrazione su calcio e motori dice anche qual è il mercato di riferimento: chi cerca sport diversi

dal calcio e dagli sport motoristici non è il pubblico a cui questa piattaforma parla.

Verdetto: lo streaming vale il prezzo per chi gioca live sul calcio e sui motori; per chi gioca

pre-match su altro, la comodità si riduce a una vetrina.

I conti che non si vedono

Il calcolo che abbiamo fatto con l’esempio dei 100 € settimanali ha una conseguenza che va detta

apertamente. Se il costo medio di una settimana di gioco è dell’ordine di 5 € su un’apertura a due esiti,

allora un’offerta che promette 50 € di bonus non è un guadagno di 50 €: è la copertura del prezzo di

ingresso per un certo numero di settimane, a condizione di rispettare il requisito di giocata e il tetto

di utilizzo. È la differenza tra leggere un bonus come un regalo e leggerlo come uno sconto sul costo di

gioco, e cambia l’ordine in cui si scelgono gli operatori.

Per chi gioca poco, la conclusione è quasi ovvia: scegliere il titolo sulla base del bonus significa

prendere i 50 € e pagare, in cambio, l’obbligo di giocare più di quanto avresti giocato. Per chi gioca

tanto, il bonus è un’accelerazione dentro un’attività che avrebbe comunque sostenuto quel costo, e il

livello del margine del mercato su cui lo gioca è quello che decide se l’operazione vale.

E poi resta il numero che non compare in nessun comparatore: il tetto di deposito che hai scelto in

registrazione. Un tetto settimanale di 100 € su un margine del 5 % costa in media 5 € a settimana, cioè

circa 260 € l’anno se ogni settimana giochi il tetto. Non è un ammonimento e non è una cifra che l’operatore

ti mostrerà mai. È l’unico numero della pagina che puoi cambiare in qualsiasi momento, al ribasso, con

effetto immediato.

Domande frequenti sulle scommesse sportive con concessione

Come posso verificare che un bookmaker abbia la concessione ADM?

Si consulta l’«Elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza» pubblicato dall’Agenzia delle

Dogane e dei Monopoli, che lega ogni titolo a un solo sito .it. Si confronta il numero di concessione

dichiarato nei termini dell’operatore con quello dell’Elenco. L’Elenco non indica quali giochi siano

offerti, quindi la presenza del nome non prova da sola l’offerta di scommesse sportive.

Perché un bookmaker con concessione ADM usa un sito con dominio .it?

Perché la concessione è legata al sito e non alla società. Il titolo vale per un dominio preciso, e

l’operatore ne dichiara il numero nei termini del conto di gioco. Un marchio offshore può portare lo stesso

nome su un dominio .com senza avere alcun titolo italiano: sono due soggetti distinti davanti alla legge,

anche quando condividono il logo.

Che cos’è il RUA e come funziona l’autoesclusione?

Il RUA è il Registro Unico degli Autoesclusi, istituito nel 2018 e collegato a ogni piattaforma con

concessione ADM. Durante l’iscrizione non si possono fare depositi né aprire conti presso alcun

concessionario, ma si può prelevare il saldo. La durata arriva fino a 270 giorni, oppure è indeterminata

con revoca possibile dopo almeno nove mesi.

Quali limiti di deposito si impostano su un bookmaker con concessione ADM?

In registrazione si sceglie un tetto settimanale o mensile alle somme depositate; operatori come Admiralbet

chiedono anche limiti di spesa e di tempo su base giornaliera. Un limite ridotto ha effetto immediato,

mentre un aumento richiede sette giorni. La cifra precisa che l’ADM stabilisce nella gara di assegnazione

non è nota.

Quali rischi si corrono su un sito di scommesse non AAMS?

Nessuna iscrizione al RUA, nessuna vigilanza dell’ADM, nessuno strumento obbligatorio di limite e nessun

domicilio italiano per un reclamo. I domini non autorizzati vengono inibiti a livello DNS e gli

aggiornamenti delle liste ne aggiungono centinaia. Secondo quanto scrive l’ADM, anche il partecipante a

scommesse di operatori non concessionari è sanzionato con ammenda e arresto fino a tre mesi.

Le vincite delle scommesse sportive sono tassate in Italia?

Le vincite pagate da un concessionario ADM non sono tassate in capo al giocatore e non vanno dichiarate: il

prelievo è a monte, versato dall’operatore. Quelle dei siti esteri o privi di concessione seguono invece

l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 141/E del 30 dicembre 2010, che le trata

come redditi diversi.

Quanto costa in media una settimana di giocate da 100 €?

Su un’apertura a due esiti quotata 1,90 e 1,90 il margine è del 5 %, quindi il costo medio è di circa 5 €,

con una banda che dipende dal mercato: verso i 3 € su un’apertura più economica, verso i 7-8 € su un 1X2

a tre esiti. È una stima su molte giocate, non una previsione sulla singola.

Una pubblicità rischia qualcosa se reclamizza un operatore senza concessione?

Sì. Il decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87 vieta qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, a giochi

e scommesse con vincite di denaro su qualunque mezzo, internet compreso, e l’AGCOM sanziona la violazione

con il 20 % del valore della pubblicità e comunque non meno di 50.000 €. Il divieto è in vigore a

Ottobre 30, 2026, con i rinvii pendenti davanti alla Corte costituzionale e alla Corte di giustizia

dell’Unione europea.

Contenuto creato dal team «scommessesuigol»